martedì 6 giugno 2017

Maggio in libri

Maggio sa di primavera e fiori, di un sole che irraggia e riscalda la pelle piacevolmente; è un mese che ho apprezzato e che mi ha regalato piacevoli emozioni in fatto di libri.



Senza coda (2005) di Marco Missiroli è stato il primo libro che ho letto durante questo mese. Dell'autore riminese avevo già letto Atti osceni in luogo privato, pertanto - conquistata dal nostro primo incontro - ho comprato senza rimuginare il suo romanzo d'esordio.
Il protagonista è Pietro, un bambino di dieci anni, il quale trascorre l'estate cercando le lucertole per staccargli la coda; ad aiutarlo nella sua impresa è Nino, il giardiniere di famiglia, il quale si prodiga anche nel mantenere pura l'infanzia del giovane Pietro, cercando allo stesso tempo di fargli comprendere la realtà che lo circonda. Infatti, attraverso il pensiero e le genuine descrizioni del bambino, si evince che il padre è un malavitoso e che la villa è sorvegliata da poliziotti. Ad ogni modo, la crudeltà paterna arriva ad intaccare anche la limpidità dell'infanzia, rendendo dunque il figlio un mezzo per consegnare delle ambigue e misteriose lettere sigillate a Carmine, un uomo rabbioso e violento.

Ma come può un bambino comprendere la rabbia, la cattiveria, la triste realtà che lo circonda? Come può un bambino saper distinguere il sangue dei cattivi - il quale deve essere versato - dal sangue dei buoni? E soprattutto chi è suo padre per decretare a quale categoria un uomo appartiene in realtà?

Senza coda è una breve ma intensa lettura, un tuffo in una consueta ma triste realtà, la quale viene scrutata al fine di una comprensione da parte di un bambino, i cui sentimenti e ingenuità fanno da protagonisti.
Io da Carmine non ci voglio andare per niente ma papà vuole che ci vado lo stesso. Me l'ha detto. Oggi ha detto:" Fra tre giorni ci vai da Carmine, a papà?". Allora io ubbidisco così è felice e ritorna buono e lascia stare mamma e dice che sono il più grande cacciatore che esiste. Il più bravo di tutti.

 Kafka sulla spiaggia (2013) di Haruki Murakami mi è stato regalato per la laurea e ho scelto che mi accompagnasse durante un viaggio a Firenze.
Il romanzo è composto da due storie, da due viaggi che finiscono con lo scontrarsi e l'intrecciarsi. Tamura Kafka è un ragazzo di quindici anni, abbandonato  in tenera età dalla madre e dalla sorella, che decide di fuggire di casa per scongiurare l'avverarsi di una profezia annunciatagli dal padre; dunque, arriva a Tamakatsu, dove scoprirà una biblioteca privata.
Contemporaneamente, seguiamo le vicende di Nakata, un vecchio ingenuo che perse tutta la sua essenza e metà della sua ombra in seguito ad un misterioso incedente; in seguito a quest'ultimo, non fu più capace di leggere e scrivere ma acquisì la possibilità di parlare coi gatti. Proprio per questa sua particolarità, viene coinvolto in un omicidio e sarà costretto anche lui a scappare a Takamatsu.

La trama è molto particolare e originale, arricchita da una descrizione minuziosa e piena di dettagli, i quali consentono di immedesimarsi alla perfezione.
Sebbene mi sia piaciuta la metafora dell'uomo - o ragazzo - che tenta di arrestare il proprio destino, nonché una bufera di vento e sabbia, non apprezzo la decisione dell'autore di lasciare gran parte dei misteri irrisolti o, per meglio dire, sotto forma di ipotesi. Indubbiamente, comprendo che questo avviene poiché non è possibile spiegare tutto a parole ma, per gusto personale, amo quando i tasselli si rimettono al loro posto.
Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro.

L'amore dura tre anni  (2008) di Frederic Beigbeder l'ho incontrato in un mercatino dell'usato e, un po' per curiosità, un po' per scetticismo, ho deciso di acquistarlo.
Il protagonista è Marc Marronier, un parigino cinico che ha smesso di credere nella bolla rosa ed eterna che avvolge gli innamorati; infatti, secondo Marc, anche l'amore è soggetto a scadenza - come una qualunque altra cosa esistente - il cui tempo massimo è appunto tre anni. Frenarsi davanti all'innamoramento è impossibile e, proprio per questo, Marc cede ad Alice, ma riuscirà a battere il suo credo? Infatti, in brevissimi capitoli, l'autore ci espone dunque il suo punto di vista riguardo il matrimonio, il quale viene attentamente giustificato dall'esperienza del protagonista. Sarà davvero così o il suo modo di vedere è solo la conseguenza di un brutale cinismo?
[...] e allora mi sono reso conto che quando si è innamorati si scrivono frasi senza capo né coda, non si ha più il tempo di mettere dei punti, bisogna continuare a scrivere, scrivere, correre più lontano del proprio cuore, e la frase non vuole fermarsi, l'amore non ha punteggiatura, e lacrime di passione colano, quando si ama si finisce sempre per scrivere cose interminabili [...].

La trappola di Maigret di Georges Simenon è il libro con cui ho concluso Maggio e ve ne ho già parlato qui. In sostanza, è stato un piacevolissimo inizio con Maigret che credo continuerò ad esplorare.

E ora, pronti per Giugno!  

lunedì 29 maggio 2017

Oggi vi racconto... La trappola di Maigret di George Simenon


George Simenon è uno scrittore francese, conosciuto soprattutto per essere il padre del commissario della polizia francese Jules Maigret. Inoltre, è autore di moltissimi romanzi e racconti ed è anche, secondo un database dell'UNESCO, il sedicesimo autore più tradotto di sempre.

La trappola di Maigret  (1955) vede il commissario alle prese con un intricato caso: infatti, negli ultimi sei mesi, ben cinque donne parigine sono state uccise da un uomo misterioso, il quale si serve di poche coltellate e strappa loro i vestiti. La polizia brancola nel buio, non vi sono testimoni, né il serial killer commette errori. 

Personalmente, provo una forte attrazione verso i gialli e i thriller, dal momento che mi piace moltissimo la forza attrattiva che sprigionano, nonché la capacità di costringermi a leggere capitolo dopo capitolo per saziar la mia curiosità. Questo mio primo incontro con il commissario Maigret mi ha piacevolmente soddisfatta e ho concluso la lettura in pochissime ore. Si tratta di un giallo deduttivo, dove è possibile immedesimarsi nelle vesti del commissario e risolvere con lui il caso. 

La trama riguarda il classico omicidio seriale verso le donne, il quale viene svelato grazie ad un intreccio fra un sapiente uso della psicologia e le doti investigative e logiche del commissario e della sua squadra. Infatti, nei romanzi di Simemon, non solo ritroviamo una piacevole e dettagliata evocazione della Parigi dell'epoca ma anche stralci di psicologia, al fine di "giustificare" in tal direzione la mente del reo. 

Consigliatissimo. 

venerdì 5 maggio 2017

Oggi vi racconto... Nessuno si salva da solo di Margaret Mazzantini

Margaret Mazzantini è una nota scrittrice, drammaturga e attrice italiana; vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti, i suoi libri sono tradotti in trentacinque lingue. 

Nessuno si salva da solo viene pubblicato nel 2011 dalla casa editrice Mondadori ed è vincitore del Premio Flaiano, nonché una manifestazione intitolata a Ennio Flaiano e inerente agli ambiti letterari, cinematografici, teatrali e televisivi. 

Il romanzo racconta la storia di Gaetano e Delia, una coppia separata alle prese con la suddivisione dei figli durante le vacanze. Seduti ad un ristorante, i due discutono inizialmente con un tono animoso, carico di rabbia e risentimento, giungendo infine a una ricapitolazione amara della loro storia d'amore, della loro famiglia. A far da protagonisti sono principalmente i sentimenti, che muovono i due ex amanti come pedine sulla scacchiera. 
Sai qual è il problema? È che nessuno ha più il coraggio di fare la cosa più semplice, mettere a fuoco la propria vita. Quello che gli uomini hanno fatto da sempre come unica via possibile, lottando, rischiando tutto, a noi sembra una fatica inutile.
Sebbene la Mazzantini, in altri libri, mi abbia dato prova di un'eccelsa narrazione e scrittura, Nessuno si salva da solo mi appare piuttosto ambiguo. Difatti, è un romanzo che mi affascina ma, contemporaneamente, mi delude. Mi avvince per il suo modo di descrivere crudamente e senza mezzi termini un amore fra due persone, le quali, per quanto si sforzino nel negarlo, sanno perfettamente che ne sono ancora pregni. Mi piace il loro modo di essere anime confuse, così (im)perfettamente umani. Ad ogni modo, sono piuttosto scettica riguardo la possibilità di una fine, poiché, sebbene vivano separati, scelgono di continuare a legarsi fra loro con un filo invisibile. 
È proprio qui che trova sfoggio la mia delusione, nel loro modo di vivere: per quanto l'amore li abbia potuti maltrattare, o meglio, per quanto si siano maltrattati con la scusa del loro amore, ho ripugnato profondamente qualunque tipo di violenza - fisica da parte di Delia, psichica da parte di Gaetano - sui figli. 

Comunque sia, a renderlo così interessante e significante è la coscienza che quella trattata non è altro che la consuetudine di numerose famiglie, le quali non hanno abbastanza coraggio nell'ammettere lo squilibrio, l'infondatezza e il dolore in cui vivono. 

lunedì 1 maggio 2017

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta e Walden ovvero vita nei boschi

Robert Maynard Pirsig fu uno scrittore e filosofo statunitense, conosciuto soprattutto grazie alla pubblicazione di Lo Zen e l'arte della manutenzione della bicicletta, grazie al quale vinse il premio Guggenheim Fellowship.

Da come si può leggere nella postfazione - diffusa in seguito -, il libro venne pubblicato un po' per scommessa da una piccola casa editrice, la quale, sebbene colpita dalla narrazione, non riteneva che il testo potesse essere fonte di grande fortuna. Ad ogni modo, in seguito, venne definito come un libro portatore di cultura, capace di mettere in discussione i valori culturali che vengono quotidianamente accettati. 
Il romanzo racconta un'avventura intrapresa da un padre e un figlio a cavallo di una motocicletta, sulla quale sella, il protagonista si abbandona a un parallelo e tortuoso viaggio mentale. Infatti, il corso della narrazione è affiancato da numerosi e perenni flashback, nei quali viene introdotto un personaggio fondamentale, Fedro. Tutte le digressioni condotte da quest'ultimo sono di carattere filosofico e si incentrano sulla necessità di comprendere cosa sia la Qualità. 
La Qualità... Sappiamo cos'è, eppure non lo sappiamo. Questo è contraddittorio. Alcune cose sono meglio di altre, cioè hanno più Qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la Qualità astraendo dalle cose che la posseggono, paff, le parole ti sfuggono. Ma se nessuno sa cos'è, ai fini pratici non esiste per niente. Invece esiste eccome. Su cos'altro sono basati i voti, se no? Perché mai la gente pagherebbe una fortuna per certe cose, e ne getterebbe altre nella spazzatura? Ovviamente alcune sono meglio di altre... Ma in cosa consiste il "meglio"?
Al contempo, il narratore ci racconta la precedente vita di Fedro, un uomo molto intelligente, curioso, affamato di conoscenza metafisica al punto da condursi in breve tempo alla follia e all'elettroshock. A far riemergere tutto ciò è il medesimo viaggio, il quale ha lo scopo di far rivivere al protagonista le sensazioni passate, gettandogli addosso lo sconforto e la paura che tutto possa accadere nuovamente ma regalandogli anche la possibilità di salvarsi. 

Probabilmente, a render noto il romanzo, fu il contesto storico in cui questo venne pubblicato. Infatti, si accanisce contro le conseguenze barbare dell'elettroshock, un pratica che viola la libertà umana. 

Il discorso sulla Qualità prende una piega molto interessante quando viene applicato in merito al sistema scolastico e dei voti; infatti, l'eliminazione di questi ultimi consentirebbe la possibilità di far emergere l'individuo e la sua personalità. In particolare, si cambierebbe la finalità medesima del percorso, in quanto il diploma non sarà più lo scopo primario dello studente ma solo una naturale conseguenza alla sua voglia di apprendimento. 
Così tornerebbe alla nostra scuola senza voti e senza diplomi, motivato questa volta non dai voti ma dalla conoscenza. Lo stimolo ad imparare gli verrebbe dal di dentro. Sarebbe un uomo libero. Non avrebbe bisogno di disciplina per la sua formazione, anzi, se i professori dei suoi corsi non si impegnassero a dargli quel che cerca sarebbe lui a metterli in riga con qualche domanda fuori dai denti.  
Nelle prime pagine, il protagonista fa un elenco di ciò che sceglie di portarsi in viaggio; all'interno della lista, ritroviamo il Walden ovvero vita nei boschi di Henry David Thoreau

Thoreau si presenta come un trascendentalista, ossia credente dell'individualismo e del fatto che tutto dipenda non da una esperienza fisica ma da un innesto spirituale e mentale; inoltre, egli vuole porsi come esempio per gli altri e sottolinea il suo interesse alla sopravvivenza e alle strette necessità di vita. 
Most men, even in this comparatively free country, through mere ignorance and mistake, are so occupied with the factitious cares and superfluously coarse labors of life that its finer fruits cannot be plucked by them.
Walden ovvero vita nei boschi è al contempo una dichiarazione di indipendenza, un esperimento sociale e un viaggio di scoperta spirituale. Infatti, l'autore decide di passare un lungo lasso di tempo in una cabina nel bosco, alla ricerca dell'isolamento, della calma e della semplicità; tutto ciò, per evidenziare la possibilità di una vita lontana dal materialismo. Anche qui ritroviamo diverse digressioni in termini socio culturali: difatti, tramite la ciclicità delle stagioni e una cospicua raffigurazione simbolica, esorta l'uomo a staccarsi dalla modernità che lo comprime ed esorta il lettore a iniziare sempre nuove vite in posti diversi. 

domenica 23 aprile 2017

La mia Giornata Mondiale del Libro

In occasione della Giornata mondiale del libro, ho deciso di raggruppare in un unico post alcune delle mie letture più emozionanti, le quali mi hanno accompagnato nella crescita. Tengo a precisare che ho preferito "spulciare" fra quei libri di cui ancora non ho parlato sul blog e proprio per questo non la si può intendere come "la classifica dei miei libri preferiti". 
Le motivazioni su cui ho basato le mie scelte sono piuttosto semplici: ho prediletto due libri letti da adolescente e uno (per me) attuale; non sono altro che le storie che ancora mi porto dentro, tra un sorriso e una lacrima. 

Venuto al mondo di Margaret Mazzantini lo lessi nel lontano 2010, quando ero ancora una adolescente incallita. L'acquisto fu determinante per via della copertina: un bambino solo, in una stanza spoglia, monocolore e dissestata, ma circondato da curiosi pesci; ricordo il momento dell'acquisto come se fosse stato ieri, così come impresse sono le sensazioni provate durante la lettura. Letteralmente, lo divorai in tre notti, poiché erano gli unici momenti in cui potessi dedicarmi totalmente alla storia avvincente e ghiacciante che ritrae; da allora, lo conservo gelosamente nel mio cuore e anche parlarne mi è difficile poiché provo il timore di non riuscire a palesare totalmente i miei sentimenti in merito.

Suddetta meraviglia è stata un incontro doloroso, vivo, una lama che si è incastrata nel mio cuore e che ruota lentamente su se stessa. Mi sono sentita reale, le mie emozioni facevano da protagonisti: ho amato, allo stesso tempo ho odiato, ho appreso l'empatia e come andar avanti con i "nonostante tutto".
Non siamo morti stanotte.
Probabilmente, a render vivi i miei impulsi, è stato l'averla compresa come una storia vera; infatti, sebbene romanzata, è innegabile che quanto trattato dalla Mazzantini non sia altro che la quotidianità di molte persone, la realtà con cui convivono ogni giorno. Nel viaggio verso Sarajevo intrapreso da Gemma, con suo figlio Pietro, fanno da sfondo la guerra, i soprusi, le violenze psichiche e fisiche ma anche la storia di un amore senza confini, di un uomo che sceglie il mare per purificarsi dalla cruda e fredda realtà. 
Sono un po' tutti vittime i protagonisti di questo romanzo, il quale si installa nel cuore e gioca coi sentimenti; è un'opera ben scritta, che consente di farti sentire , fra le strade di Sarajevo o nella stanza disseminata dai poster di Kurt Cobain, con Gemma, Diego, Aska e Gojko. 

Venuto al mondo è stato il romanzo con cui ho conosciuto la Mazzantini, sicuramente l'incontro letterario più entusiasmante della mia vita. 
Non si guarisce mai da ciò che ci manca, ci si adatta, ci si racconta altre verità. Si convive con se stessi, con la nostalgia della vita, come i vecchi. 

Altra opera risalente alla mia adolescenza è Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, iniziato a leggere un po' per gioco. Probabilmente già conosciuto per il cartone Disney, è la storia dell'arcidiacono Claude Frollo che si innamora della danzatrice Esmeralda; da questa scintilla d'amore, hanno luogo le peripezie che dovrebbero condurre all'incoronazione del sogno di Frollo. 
"Ti amo" gridò il prete. Le lacrime le si fermarono di colpo. Lo guardò con uno sguardo idiota. Era caduto in ginocchio e la covava con un occhio di fiamma. "Capisci? Ti amo!", gridò ancora. "Quale amore!", disse l'infelice fremendo. Egli riprese: "L'amore di un dannato".
Il testo è indubbiamente un po' prolisso quando si sofferma sulla descrizione urbanistica di Parigi, un dettaglio giustificato dall'appartenenza di Hugo al Romanticismo. Ad ogni modo, nella seconda parte del romanzo, il ritmo acchiappa il lettore, causandogli impazienza e ansia per il susseguirsi di sentimenti contrastanti presenti nel testo; degna di nota è la possibilità di indagare e comprendere i punti di vista dei diversi personaggi. 
È una lettura avvincente, un intrigante susseguirsi di amore e passioni che potrebbe essere riassunto con Love will tear us apart, celebre citazione dei Joy Division. 
Dunque, l'uomo al quale era appartenuto era andato là e vi era morto. Quando cercarono di staccarlo dallo scheletro che abbracciava, cadde in polvere.

Una lettura - per me - più recente e che mi ha rapito totalmente è stata La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca. Chi ha avuto modo di starmi accanto nell'ultimo anno probabilmente ne ha avuto fin sopra i capelli di suddetto testo, dal momento che è stato l'argomento del mio lavoro di tesi - proprio per questo potrei parlarne senza annoiarmene mai -.  

Il testo si incentra sulla drammatica condizione femminile e, a questo proposito, racconta la storia dell'autoritaria Bernarda Alba e delle sue cinque figlie. La narrazione comincia con la morte del padre ed è importante sottolineare come, in quel periodo, fosse consuetudine intraprendere, per le donne, un lutto di otto anni chiuse in casa; questa imposizione è la causa che scatena la ribellione di Adela, già alimentata da anni di privazioni e soprusi: infatti, tranne la giovane, tutte le altre figlie accettano con rassegnazione la decisione materna. 
«Las mujeres en la iglesia no deben de mirar más hombre que al oficiante y esé porque tiene faldas»
Dunque, tramite il confronto di un punto di vista autoritario e di uno innovatore, si distacca il pensiero di Federico García Lorca, il quale si pone come un autore progressista che dedica la sua vita alla propaganda di un messaggio egualitario. 

A rapirmi è stata la figura di Adela, una donna di vent'anni, che personifica la passione e l'istinto, due sentimenti sfociati per l'amore sfrenato che prova nei confronti di Pepe el Romano; inoltre, col suo comportamento, Adela fronteggia la madre, nonché l'incarnazione di una società oppressa dai pregiudizi e ancorata al passato, assuefatta da vecchie norme e convenzioni. La giovane è una donna forte e dalle sue parole è possibile evincere la determinazione a restare fedele a se stessa, ai suoi sentimenti, trasgredendo il dispotismo proprio di un mondo crudele e funesto. 
Ya no aguanto el horror de estos techos después de haber probado el sabor de su boca. Seré lo que él quiera que sea. Todo el pueblo contra mí, quemándome con sus dedos de lumbre, perseguida por los que dicen que son decentes, y me pondré delante de todos la corona de espinas (...).
Pertanto, l'intera opera ruota intorno a un'unica tragedia comune, composta due forze contrastanti: l'autorità e la liberta, al fine di condurre una forte critica all'ortodossia sociale e di denunciarne l'ipocrisia che condanna all'infelicità. 

E con questo, buona giornata mondiale del libro a tutti!


lunedì 17 aprile 2017

Oggi vi racconto... Senilità di Italo Svevo

A cavallo tra due secoli, Italo Svevo è uno scrittore italiano che visse una vita ricca di contraddizioni: infatti, si articola tra una vocazione letteraria e una formazione commerciale, il fiasco dei primi romanzi e l'ingresso nell'industria familiare. Di determinante importanza sono anche gli incontri con lo scrittore inglese James Joyce, il quale gli spiana il terreno in campo internazionale, e la "scoperta" degli studi freudiani, per i quali alimenta l'interessa per l'analisi della psicologia umana. 

Senilità, pubblicato nel 1898, è il suo secondo romanzo, il quale racconta le vicende di Emilio Brentani. Il protagonista vive una vita grigia, un lungo momento di stallo in cui si occupa di assicurazioni, godendo comunque di una importante reputazione per un romanzo pubblicato anni prima. Per ridar tono alla sua esistenza, il giovane trentenne va alla ricerca di un'avventura e si avvicina ad una attraente donna di nome Angiolina, finendo per innamorarsene e designarla con ideologie angeliche. Nel corso del libro, Emilio prova finalmente numerose emozioni, dall'amore alla gelosia e al dolore, nonché un excursus di sentimenti che lo conduce a richiudersi nuovamente nella sua senilità. Da qui discende l'importanza del titolo, la necessità di sottolineare l'inettitudine del protagonista, il disagio e la diversità propri di un individuo che innalza la sua vita all'isolamento. 

Inoltre, il giovane vive nella perenne menzogna su cui ha basato la sua vita ricca di stereotipi. Un esempio è che, sebbene il suo intento sia di divertirsi senza impegno, egli si innamora perdutamente di Angiolina, senza però comprenderla per come ella è realmente. Infatti, idealizza la donna e la trasforma in una creatura angelica, chiudendo volontariamente gli occhi davanti alla cruda realtà, ossia i numerosi amanti che la giovane possiede. Ad ogni modo, una volta scoperto il tranello, Emilio è disgustato dalla donna, assaporando così la delusione e il disprezzo.
Per una sentimentalità da letterato il nome di Angiolina non gli piaceva. La chiamò Lina; poi, non bastandogli questo vezzeggiativo, le appioppò il nome francese, Angèle e molto spesso lo ingentilì e lo abbreviò in Ange. Le insegnò a dirgli in francese che lo amava.
 Ulteriori menzogne che sottolineano il suo stato di inetto sono i pregiudizi attraverso i quali filtra costantemente la realtà: di fatti, al di là degli schemi letterari che circondano la sua relazione con Angiolina, ritroviamo anche costruzioni filosofiche e politiche che lo conducono a credersi superiore rispetto agli altri. Dunque, l'intento sveviano è probabilmente quello di proiettare e rappresentare la degradazione culturale propria del mondo a lui contemporaneo, nonché la miseria di un ceto sociale in crisi che sceglie di vivere fra maschere e autoinganni. 
Emilio pensò che la sua sventura era formata dall'inerzia del proprio destino. Se, una volta sola nella vita, egli avesse avuto da slegare e riannodare in tempo una corda; se il destino di un bragozzo, per quanto piccolo, fosse stato affidato a lui, alla sua attenzione, alla sua energia; se gli  fosse stato imposto di forzare con la propria voce i clamori del vento e del mare, egli sarebbe stato meno debole e meno infelice. 

mercoledì 12 aprile 2017

Oggi vi racconto... Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Luigi Pirandello è uno degli autori italiani più rilevante del primo Novecento, dal momento che interpreta alla perfezione la crisi delle certezze positivistiche e la perdita di fiducia verso il reale. Si cimenta in diversi generi letterari, dalla saggistica alla poesia, alla narrativa e alla scrittura cinematografica. 

È fondamentale sottolineare che, alla base del suo pensiero, vi è l'identificazione della realtà e dell'uomo come soggetti ad un perpetua trasformazione, ad un passare da una forma all'altra, nonché un fluire incessante di maschere. Pertanto, l'autore vede la società come un'illusione, una costruzione artificiale, dalla quale ci si può scostare solo gettandosi nell'immaginazione o nella follia. Inoltre, essendo tutto ingannevole, egli rivendica la verità come puramente soggettiva, sottoposta a molteplici interpretazioni. 

Uno, nessuno e centomila fu pubblicato (in volume) nel 1926 e rappresenta in pieno la crisi dell'identità individuale. Infatti, l'opera inizia con una discussione fra Vitangelo Moscarda e sua moglie, la quale gli fa notare che ha il naso leggermente storto. Questa semplice osservazione crea in lui uno shock fatale, poiché scopre di non essersene mai accorto e che possiede un'immagine di se stesso differente rispetto a quella degli altri. Da qui, nasce in lui il dilemma, l'ossessione che sconvolge la sua precaria vita. 

È evidente come questa presa di coscienza consenta al nostro Gengé di scoprire di non essere uno, bensì centomila - a causa delle prospettive altrui - e, quindi, contemporaneamente nessuno. Gengé rifiuta le rappresentazioni che gli altri hanno di lui e, nella speranza di rinnegarle, dapprima ricorre a una serie di futili scelte, per poi rinunciare ad ogni identità scegliendo il fluire della vita. Appare qui la presenza della follia, ossia l'elemento chiave dell'opera poiché consente al protagonista di scostarsi finalmente dalla sua ossessione, dal suo problema esistenziale. Dunque, il testo pirandelliano può essere definito una lettura necessaria - se non obbligatoria - per comprendere l'impossibilità di ottenere una verità oggettiva: la costruzione di se stessi, l'immagine che possediamo di noi, le proprie risposte alla domanda «chi sono realmente?» sono solo una piccola esattezza dell'intero quadro.
E sentiamo la nostra vita come lacerata tutta, meno che in un punto per cui resta attaccata ancora a quell'uomo. E questo punto è vergognoso [...]: quel seme gettato ch'egli non sapeva, ritto ora in piedi e con due occhi fuoruscenti di lumaca che guardano a tentoni e giudicano e gl'impediscono d'essere ancora in tutto a piacer suo, libero, un altro anche rispetto a noi.