giovedì 14 aprile 2016

Oggi vi racconto.. Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli


Marco Missiroli, scrittore italiano, esordisce nel 2005 con il romanzo Senza coda, vincendo il premio Campiello Opera prima. Oltre che la scrittura letteraria, con la quale consegue ulteriori traguardi, scrive anche per il Corriere della Sera. Atti osceni in luogo privato vede luce nel 2015 con la casa editrice Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano.
Cercavamo mondi di appartenenza e ci lasciavamo sfuggire le orbite che ci avevano fatto incontrare, quelle dei dettagli e dello stupore, della solitudine vinta con l'impeto del corpo.


Protagonista narrante è Libero Marsell, ragazzo dodicenne da poco trasferito a Parigi, il quale impara da amare. Giorno dopo giorno, la sua vita è costellata da diverse turbe quotidiane come la separazione dei genitori, la scoperta della sua sessualità privata e non, l'approdo nel mondo degli adulti. 
Costante è il suo raffigurarsi, rapportarsi con i genitori, al fine di trovarsi e scoprirsi, sebbene a sorreggerlo sia sempre Marie, la bibliotecaria solitaria, la quale consiglia al Le Grand Liberò i migliori libri come aiuto per la sua formazione. Nelle ultime pagine, vediamo la crescita del personaggio: da giovane solitario a uomo di fatto.
Tramite un linguaggio scorrevole, Libero nasce da una penna maschile come esempio di diversi disagi adolescenziali che, molto spesso, non vengono considerati - se non del tutto creduti inesistenti - dagli adulti di turno, i quali si dimostrano non vedenti, pieni di sé.

Nel corso della vita, spesso ci si imbatte nell'osceno, con notazione sessuale ma anche il disordine, la confusione che ciascuno vive. La mattina ci si sveglia, ignorando chi ciascuno di noi sia, quale sia il suo compito sulla terra, cosa possa fare per sentirsi vivo. Ed è proprio questo che spinge alla ricerca di una libertà, talvolta vana ed effimera, che regala la parvenza di un respiro, il quale poi, probabilmente, scappa via, regalando solo altro disagio. E' un continuum che sembra non avere altre vie di uscita se non che la libertà. Ma come raggiungerla? Lo stesso protagonista è un inno a quest'ultima, il quale incappa anche in situazioni molto negative che mi han portato a dubitare della sua solidità morale.. ma, dopotutto, se non si è liberi, se l'osceno ci abita ogni giorno, qual è il confine tra l'ammissibile e l'insostenibile?

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