mercoledì 14 settembre 2016

Oggi vi racconto... Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di LuisSepúlveda

Luis Sepúlveda è uno scrittore cileno che appare nel campo editoriale nel 1989 in Spagna con il suo romanzo Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, il quale venne tradotto in Italia nel 1993.

Voglio specificare che ho avuto il piacere di incontrare suddetto romanzo grazie all'iniziativa #ioleggoperché, la quale si tenne il 23 Aprile 2015 in onore della Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, la cui meta era quella di spargere il piacere della lettura tramite il donare varie copie di romanzi ristampate per l'occasione. Nel mio caso, il risultato è stato quello di conoscere un romanzo piacevole ed altrettanto interessante. 

Il vecchio che leggeva romanzi d'amore si incentra sulla figura di Antonio José Bolívar, un uomo combattente, coraggioso, pronto ad affrontare ogni sfida senza tirarsi indietro ma dimostrando allo stesso tempo una sorprendente passione per i romanzi d'amore. 
Inoltre, a far da sfondo al testo è la foresta amazzonica ecuadoriana, la quale viene descritta attraverso gli animali che la popolano, la cultura che vi cresce all'interno ed il suo aspetto durante la stagione delle piogge. Difatti, il romanzo custodisce dettagli antropologici che sfociano in brevi descrizioni culturali e sociali: per esempio, già nelle prime pagine, Sepúlveda arricchisce la narrazione con spiegazioni sui jíbaros e le loro abitudini. 
Tra le tematiche, di forte rilievo, è il confronto fra l'uomo e l'animale. Infatti, i nordamericani - a cui l'autore si riferisce chiamandoli gringo - sono descritti come persone che ammazzano cuccioli di tigrillo senza rimorso, con il solo scopo di sfoggiare le loro pelli come trofei; al contrario, gli shuar - tribù indigena - si riserva dall'appropriarsi di suddetti vili comportamenti. Al riguardo, filo conduttore della storia, è lo scontro tra istinto e razionalità che si esplica attraverso la ricerca ed il combattimento fra l'uomo e la bestia: precisamente, è Antonio José Bolívar a doversi confrontare con una femmina di tigrillo, distrutta ed impazzita dal dolore per la "perdita" di uno dei suoi cuccioli. L'autore dedica diverse pagine nel ricostruire fedelmente le tattiche di attacco dell'animale, col pretesto di sottolinearne l'estrema intelligenza che sarà determinante per il finale del romanzo, assieme al pianto di dolore del protagonista. 
Al di là del risentimento verso i comportamenti egocentrici della gerarchia sociale e dei gringos, di estrema importanza è il tema della lettura:
Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l'antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere. 
Infatti, nella sua capanna ad El Idilio, un giorno il vecchio scoprì di saper leggere, lentamente, assaporando ogni parola, provando ad immaginare il significato di quelle a lui sconosciute. Così, stretta amicizia con il dentista Rubicondo Loachamín che proveniva dalla città vicina, trovò anche il modo di procurarsi i suoi romanzi preferiti, quelli che parlavano di amori tristi. Probabile è che la sua scelta in merito derivi dal suo rapporto con l'unica donna della sua vita, la moglie Dolores: con ella condivise soprattutto tristezze, generate sia dalla cattiveria umana che dal difficile inserimento nel contesto amazzonico. Inoltre, Antonio José si palesa come un uomo rispettoso: non solo con la fauna e la flora che lo circondano ma soprattutto con il gentil sesso dal momento che più volte esplicita il suo disapprovo verso scene fortemente erotiche che ebbe modo di leggere o vedere. 
Indubbiamente, ad accrescere l'affetto verso il protagonista sono anche i diversi flashback che contribuiscono alla narrazione, rendendolo un uomo degno di esser chiamato tale. 

Consigliatissimo.

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