lunedì 5 dicembre 2016

Oggi vi racconto... Il segno dei quattro di Sir A. Conan Doyle

Arthur Conan Doyle è uno scrittore scozzese, conosciuto per essere il "padre" del famoso detective Sherlock Holmes. L'autore iniziò a scrivere quando era ancora giovane ma fu la sua esperienza come medico, presso l'ospedale di Edimburgo, a dare i natali al suo personaggio caratteristico; infatti, fu proprio il brillante dottor Bell, di cui Doyle fu assistente, ad ispirarlo. Il primo romanzo riguardo Sherlock Holmes è Uno studio in rosso, pubblicato nel 1887 ed a questo fa seguito Il segno dei quattro, nel 1890.

È bene sottolineare che, sebbene la sua produzione spazi fra diversi generi letterari, Doyle è considerato il fondatore del genere giallo deduttivo e questo lo deve proprio grazie a Sherlock Holmes. 
Inoltre, il critico letterario russo Viktor Šklovskij effettua una precisa analisi riguardo un ulteriore personaggio presente nei romanzi di Doyle: il dottor Watson. Riguardo quest'ultimo, dopo un'attenta esamina, Šklovskij attribuisce lui una serie di attributi e ruoli: fra questi si evince la sua funzione di narratore. Difatti, i racconti di Arthur Conan Doyle cominciano quasi tutti con l'enumerazione delle avventure del famoso detective da parte di Watson, fungendo dunque da narratore, senza prendere parte al processo riflessivo di Sherlock Holmes. 

Il segno dei quattro si incentra su un omicidio, il quale risulta legato ad un misterioso foglietto, ad un tesoro conteso e ad un oscuro passato. Infatti, il lettore viene catapultato fra un inseguimento ed un lungo flashback, il quale sarà imprescindibile per lo scioglimento della matassa investigativa. Inoltre, fra i vari protagonisti, entra in scena Mary, nonché la futura moglie del dottor Watson. 
Se qualcuno aveva perduto un tesoro, io quella sera ne avevo trovato uno assai più prezioso. 

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