lunedì 2 gennaio 2017

Oggi vi racconto... Harry Potter e la Maledizione dell'erede di Jack Thorne, J. K. Rowling, John Tiffany


Joanne Rowling è l'autrice dei sette libri della saga di Harry Potter e dei tre libri della Biblioteca di Hogwarts; inoltre, dalla sua penna scaturiscono altri libri non inerenti alla saga del maghetto. Inoltre, ultimamente, ha debuttato come sceneggiatrice con il film Animali fantastici e dove trovarli. Nella produzione di Harry Potter e la Maledizione dell'erede, la Rowling è affiancata dal regista inglese John Tiffany e dallo sceneggiatore Jack Thorne

Harry Potter e la Maledizione dell'erede riprende, esattamente, il punto in cui eravamo rimasti con la saga, ossia diciannove anni dopo. Infatti, nel primo atto prima scena, ci ritroviamo nella affollata King's Cross, pullulante di giovani ragazzi con carrelli carichi di bauli. Harry Potter è ormai un impiegato del Ministero della Magia, padre di tre figli, con una vita altalenante fra il presente ed i sempre vividi ricordi del passato. Nuovi volti affiancano gli storici personaggi, tra cui Albus Severus Potter, Scorpius Malfoy e Rose Granger Weasley - una situazione che ricorda un po' il trio storico della saga -. Il fulcro del testo è il peso della storia che grava sulla famiglia Potter, al punto che passato e futuro diventano un tutt'uno, con una nuova minaccia in agguato. 

L'avidità con cui ho letto il libro dipende, probabilmente, dalla nostalgia con cui convivevo da tempo, dalla necessità di richiamare le emozioni che mi hanno accompagnato durante la mia infanzia/adolescenza; inoltre, il fatto che sia un testo teatrale va ad enfatizzare la velocità e facilità di lettura. Il testo si concentra abbondantemente sul rapporto padre-figlio e su tutte le conseguenze che questo comporta, nel corso degli anni - ergo, anche la necessità di intraprendere dei viaggi temporali -. Difatti, è il modo in cui Albus sente (o, per meglio dire, non sente) il padre a spingerlo nelle incresciose situazioni su cui si basa il testo, ossia le vicende in cui Albus si chiede ricorrentemente a cosa il padre potrebbe pensare di lui, se solo sapesse. 

Per quanto riguarda i personaggi di Piton e Silente, a mio avviso, nel testo enfatizzano "dettagli" che, nella saga, vengono lasciati, per la stragrande maggioranza del tempo, all'interpretazione poiché dapprima negati e poi confutati: difatti, quante volte, si è messo in discussione l'eroismo di Severus e l'amore di Albus, il suo modo di esprimerlo? Personalmente, fra i due, la messa a nudo di Silente è quella che ho apprezzato di meno perché viene resa in modo troppo sentimentale rispetto al personaggio così austero che in realtà rappresenta; ad ogni modo, è innegabile che Silente abbia vissuto i suoi anni provato dall'aver distrutto la sorella Ariana e dall'aver "allevato" Harry come una bestia da macello. Comunque sia, al riguardo, la professoressa McGranitt ( o McGonagall, che dir si voglia) afferma che « i ritratti non rappresentano nemmeno la metà dei loro soggetti ». 

Harry, non c'è mai una risposta perfetta in questo confuso mondo emotivo. La perfezione è fuori dalla portata dell'umanità, fuori dalla portata della magia. In ogni luccicante momento di felicità è nascosta questa goccia di veleno: la consapevolezza che il dolore tornerà. Sii sincero con le persone che ami, mostra il tuo dolore. Soffrire è altrettanto umano che respirare.

Infine, ho letto diversi pareri riguardo la necessità di riportare in vita Cedric: perché proprio lui? Questa è una domanda che molti si sono chiesti, fra cui anche io, prima di leggere il testo. Cedric era totalmente innocente; certo, Voldemort ha ucciso tantissime altre persone, pero è Cedrid, nella moltitudine dei suoi omicidi, a rappresentanza della totale innocenza, la cui morte non ha una funzione o un significato, semplicemente si trova lì per un mero errore. 
Vi è dunque una differenza con l'innocenza di Cedrid o quella, ad esempio, di Fred, la cui morte ha attanagliato il cuore dei lettori. Infatti, Fred sapeva di star combattendo la Battaglia di Hogwarts e che questo avrebbe potuto condurre alla sua disfatta; al contrario, Cedric era l'altro, un innocente che ignorava addirittura il ritorno di Voldemort. 

Dì ad Albus... dì ad Albus Severus... digli che sono fiero che porti il mio nome. Và, ora. Và.

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