lunedì 17 aprile 2017

Oggi vi racconto... Senilità di Italo Svevo

A cavallo tra due secoli, Italo Svevo è uno scrittore italiano che visse una vita ricca di contraddizioni: infatti, si articola tra una vocazione letteraria e una formazione commerciale, il fiasco dei primi romanzi e l'ingresso nell'industria familiare. Di determinante importanza sono anche gli incontri con lo scrittore inglese James Joyce, il quale gli spiana il terreno in campo internazionale, e la "scoperta" degli studi freudiani, per i quali alimenta l'interessa per l'analisi della psicologia umana. 

Senilità, pubblicato nel 1898, è il suo secondo romanzo, il quale racconta le vicende di Emilio Brentani. Il protagonista vive una vita grigia, un lungo momento di stallo in cui si occupa di assicurazioni, godendo comunque di una importante reputazione per un romanzo pubblicato anni prima. Per ridar tono alla sua esistenza, il giovane trentenne va alla ricerca di un'avventura e si avvicina ad una attraente donna di nome Angiolina, finendo per innamorarsene e designarla con ideologie angeliche. Nel corso del libro, Emilio prova finalmente numerose emozioni, dall'amore alla gelosia e al dolore, nonché un excursus di sentimenti che lo conduce a richiudersi nuovamente nella sua senilità. Da qui discende l'importanza del titolo, la necessità di sottolineare l'inettitudine del protagonista, il disagio e la diversità propri di un individuo che innalza la sua vita all'isolamento. 

Inoltre, il giovane vive nella perenne menzogna su cui ha basato la sua vita ricca di stereotipi. Un esempio è che, sebbene il suo intento sia di divertirsi senza impegno, egli si innamora perdutamente di Angiolina, senza però comprenderla per come ella è realmente. Infatti, idealizza la donna e la trasforma in una creatura angelica, chiudendo volontariamente gli occhi davanti alla cruda realtà, ossia i numerosi amanti che la giovane possiede. Ad ogni modo, una volta scoperto il tranello, Emilio è disgustato dalla donna, assaporando così la delusione e il disprezzo.
Per una sentimentalità da letterato il nome di Angiolina non gli piaceva. La chiamò Lina; poi, non bastandogli questo vezzeggiativo, le appioppò il nome francese, Angèle e molto spesso lo ingentilì e lo abbreviò in Ange. Le insegnò a dirgli in francese che lo amava.
 Ulteriori menzogne che sottolineano il suo stato di inetto sono i pregiudizi attraverso i quali filtra costantemente la realtà: di fatti, al di là degli schemi letterari che circondano la sua relazione con Angiolina, ritroviamo anche costruzioni filosofiche e politiche che lo conducono a credersi superiore rispetto agli altri. Dunque, l'intento sveviano è probabilmente quello di proiettare e rappresentare la degradazione culturale propria del mondo a lui contemporaneo, nonché la miseria di un ceto sociale in crisi che sceglie di vivere fra maschere e autoinganni. 
Emilio pensò che la sua sventura era formata dall'inerzia del proprio destino. Se, una volta sola nella vita, egli avesse avuto da slegare e riannodare in tempo una corda; se il destino di un bragozzo, per quanto piccolo, fosse stato affidato a lui, alla sua attenzione, alla sua energia; se gli  fosse stato imposto di forzare con la propria voce i clamori del vento e del mare, egli sarebbe stato meno debole e meno infelice. 

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